Uomini che piantano alberi
“Per me riforestare è conseguenza di un amore puro e intuitivo verso le piante”.
Parole di Rubens Matuck. Pittore, disegnatore, scultore brasiliano. "Conoscitore di pesci, uccelli, animali e persone" come viene definito nel catalogo di una sua mostra del 1993.
Da 30 anni Matuck, “un artista con un rapporto profondo e rispettoso nei confronti della natura", non perde occasione per piantare un albero a San Paolo.
Tra grattacieli, centri commerciali, banche, elicotteri, traffico e sopraelevate a dieci corsie gli alberi di Rubens sono ormai un esercito numeroso e riconoscibile.
Ogni metropoli ha bisogno di alberi. L’homo urbanus viene curato da psicoterapeuti che gli fanno abbracciare gli alberi. Ai suoi figli, sia nelle scuole più costose che in quelle più povere, insegnano ad allevare piante.
Sin da piccoli per ognuno di noi piantare un albero è sempre stato un gesto semplice, gratuito e pieno di amore.
In questo contesto assumono valore le azioni di Rubens Matuck, un punto di riferimento per un piccolo esercito di ambientalisti che sta riempiendo Sao Paolo di alberi.
E negli ultimi tempi qualcosa pare stia cambiando. Il mondo si sta svegliando. Amanti della natura unitevi!
A Kyoto nel 1992 le Nazioni Unite han finalmente deciso che piantare alberi era un gesto bello, sano, ma soprattutto necessario!
Il mondo sta morendo, troppi scarichi tossici stanno avvelenando l’aria. La surriscaldano.
Troppa anidride carbonica. Occorre ridurre la CO2. Bisogna piantare alberi!
Fatelo subito!
Inquiniamo troppo.
E da allora, ogni volta che rilasceremo emissioni, dovremo compensare.
Come?
Per esempio, piantando alberi.
E quindi, se piantare alberi è necessario, se è utile… forse ci si potrebbe guadagnare anche dei soldi.
Fare un buco per terra e metterci …che ne so…un castagno? Vale 30 centesimi di dollaro. E una quercia 33 centesimi. Mentre se pianti un eucalipto son ben 40 centesimi di dollaro.
Riforestare sarà una visione pura e intituiva, certo. Ma anche remunerativa.
Ed accade così oggi che ogni azienda di un Paese europeo, americano o comunque industrializzato, che apra una centrale a carbone, organizzi un concerto rock oppure debba garantire il percorso aereo tra Francoforte e Kampala, possa compensarne le emissioni piantando alberi. Oppure, queste aziende, possono decidere di pagare qualcuno che pianti alberi e che certifichi l’ acquisto con un credito di emissione, il cosiddetto CER, acronimo di Certified Emission Reductions, Riduzioni Certificate di Emissioni.
I CER sono nuova moneta, nuova speculazione. Fare un buco per terra e piantare un albero oggi vale molti soldi. E subito dopo Kyoto in molti han cercato terreni da riforestare. Perché ridurre le emissioni, come tutto a questo mondo, costa meno nei Paesi in via disviluppo.
Gli affari sono possibili, facili e soprattutto obbligati. Il mondo è malato e la medicina costa.
Comprare terra, terra da riforestare e soprattutto comprarla là dove costa poco!
I Benet sono un’etnia che vive sul monte Elgon in Uganda da tempi immemorabili.
La loro terra costa poco, anzi non ha più valore.
Infatti nel 1993, un anno dopo i protocolli di Kyoto, il Monte Elgon diventò un parco nazionale da proteggere e da riforestare.
I Benet non possono più stare lì. Intralciano i piani di salvaguardia della foresta. E i rangers dell’UWA (Uganda Wildlife Authority), cominciarono ad allontanarli.
Nel 1994 una fondazione olandese raggiunge un accordo con il governo locale per riforestare 25 mila ettari di terreno. Bisognava compensare una centrale termica a carbone che produce 600 megawatt di elettricità in Olanda. E la foresta diventò sempre più un bene prezioso da proteggere. Con 28 dollari si seminano 66 alberi sul Monte Elgon. Piantare alberi qua è veramente proficuo.
E i Benet diventano sempre più un problema. Eucalyptos al posto di persone.
Col passare degli anni alcuni villaggi sono stati bruciati, molti son dovuti scappare dalle loro abitazioni e han trovato riparo nelle caverne, nei villaggi vicini oppure in mezzo alla foresta. Qualcuno è morto.
Rubens Matuck ha già piantato 2 mila alberi. Il suo atelier è la nurserie di quelle creature che abbelliranno parchi e monumenti di Sao Paulo. Un lavoro da Gandhi, da formichina, come ama definirlo l’artista brasiliano.
Piantare un albero oggi è un gesto che porta con sé molti significati.

